mercoledì 23 settembre 2009

Laureati siciliani: disoccupati ed emigrati


La fuga di "cervelli" dalla Sicilia verso il resto del mondo è diventata un'emorragia. Aumentano sempre di più i giovani laureati che partono alla ricerca di un lavoro nel resto del globo terrestre. Solo che la palla, chiamata Terra, rifiuta già i cervelli che si trova in casa. Perchè la crisi dicono che è generale.

Ritorniamo alla nostra bella Sicilia. Questa rilevante perdita di capitale umano è molto grave per il futuro sviluppo della nostra Isola. La situazione è drammatica: giovani, in possesso di conoscenze all'avanguardia, buone lauree in tasca, rafforzate da master di specializzazioni di ultima generazione, con la valigia sempre pronta.

Da otto anni a questa parte mentre il numero di chi ritorna nel meridione sostanzialmente non cambia, il numero dei cervelli "fuggitivi" subiscono un'impennata. La Sicilia perde quindi i suoi cervelli. I nostri ragazzi quando escono dall'università hanno ormai come prospettiva la disoccupazione, i lavori sottopagati, l'emigrazione.

I cervelli che fuggono dalla nostra isola rendono più poveri tutti quanti noi, più poveri di quanto già effettivamente siamo.

Immaginiamo che in Sicilia ci fosse la cultura della ricerca, che i fondi fossero dati a piene mani, e la selezione dei canditati venisse fatta per merito e non per nepotismo, per amicizia di Tizio o Caio. Negli ultimi decenni i politici locali si sono evoluti nel rastrellare fondi ovunque era possibile. Se a un contadino togli aratro e semi, non ci sarà mai nulla da raccogliere. Se a una famiglia togli possibilità di guadagno non potrà mandare i propri figli a scuola.

Per fortuna il cielo sparge i semi dei geni senza troppe formalità. In genere se ne trovano di più tra la gente umile piuttosto che fra i ricchi. Chi si sognerebbe di affidare un'asta di beneficenza ad un usuraio? E un esercito allo scemo del villaggio? Purtroppo c'è una gran parte di siciliani che non sa riconoscere un usuraio e neppure lo scemo del villaggio.


Il siciliano non è capace di rendersi conto di quanto possa essere importante la Ricerca. E noi come popolo ci rimettiamo sempre perchè dopo avere formato delle persone in maniera efficiente ed avere perso dei soldi nella loro istruzione ne perdiamo altri perchè se ne vanno in altri Paesi a spendere quello che hanno imparato nelle nostre scuole.

Se ne vanno in altri Paesi, "arricchendoli", anche di cultura. Eppure il siciliano ha tante doti: la creatività, la fantasia. Il siciliano è predisposto al sacrificio, all'adattamento, riesce a vedere le cose in un modo sempre positivo.


Mi dispiace tanto vedere questa nostra Sicilia sprofondare sempre di più. E mi pare che nessuno dei governanti attuali ami e rispetti questa Isola. La mia cultura è tipicamente siciliana: la amo inconsapevolmente. Indipendentemente da ciò che mi toglie e da ciò che mi da.

Cosa propongo per mantenere in Sicilia i "cervelli"? Preparare i politici del futuro, senza che si contaminino con quelli attuali. Per fare tutto ciò occorre la collaborazione di tutti.
Enzo Amato

1 commento:

  1. E' tutto dannatamente vero...
    E' passato più di un anno da quando ho conseguito, a pieni voti, la laurea specialistica in Pianificazione Territoriale Urbanistica ed Ambientale presso la facoltà di Architettura di Palermo; tengo a precisare a pieni voti non per presunzione, ma per sottolineare il fatto che ho voluto ripagare con l'impegno gli enormi sacrifici fatti dai miei genitori.
    Una specializzazione che, a mio avviso, doveva dare molto per il nostro territorio disastrato però da decisioni politiche finalizzate solo ad accaparrarsi sempre più voti e senza quindi un'idea unitaria di sviluppo socio-economico e territoriale di una città.
    Proprio perchè non conosco nè Tizio nè Caio (e forse è meglio così), senza una prospettiva futura, e stanco di ricevere sempre porte in faccia, mi ritrovo adesso con un biglietto della Ryanair in mano pronto ad iniziare una nuova esperienza, ma con una pena nel cuore perchè non avrei mai voluto abbandonare la mia terra, perchè a differenza di molti "altri" io ci tengo (o meglio, ci tenevo, ormai) davvero alla mia terra...

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