mercoledì 30 giugno 2010

Un liceale su tre non sa scrivere in italiano

Bravi a parlare, i ragazzi dopo 13 anni di studi stentano a usare la parola scritta. Dal rapporto Invalsi sugli allievi degli istituti superiori il quadro di una scuola che non riesce a insegnare una scrittura accettabile.

Sanno parlare, e bisogna ammettere che quando vanno in tv lo dimostrano non senza petulanza; in compenso, non sanno scrivere. Più della metà degli studenti che l'anno scorso hanno affrontato la maturità sono stati giudicati insufficienti per quanto riguarda le loro competenze linguistiche dagli esperti dell'Invalsi, l'ente che certifica il livello di preparazione dei nostri ragazzi.

Viene pubblicato il rapporto sugli esami di Stato per il secondo ciclo, una ricerca condotta insieme con l'Accademia della Crusca su un campione di 545 studenti elaborato dall'Istat.

Il risultato è sconfortante: i temi di italiano risultano "bocciati" per il 36% nei licei, per il 70 negli istituti tecnici, e per l'87 nei professionali. Se aggiungiamo gli "appena sufficienti", le percentuali nei licei sfiorano l'80%, e nei tecnici e professionali sfondano quota 90.

Dopo 13 anni di scuola ci troviamo davanti a ragazzi di un'estrema povertà dal punto di vista linguistico. Non si è riusciti a insegnare loro a scrivere.

Nei licei c'è maggiore correttezza ortografica, ma per fattori sociali e culturali, visto che la lingua parlata si impara in casa propria, o nel proprio ambiente, in modo naturale. Dove è più importante l'insegnamento "esplicito". Anche nei licei, però, la padronanza della "punteggiatura" è debole.

Sul piano testuale, un tipico errore è il non andare mai a capo; in più i maturandi non sembravano preoccupati dei nessi logici tra un blocco di testo e quello successivo, né dei rimandi interni, con conseguenze deleterie sulla coerenza e la coesione dell'insieme. Trattandosi di una generazione cresciuta col web, espertissima nella grafica, colpisce la scarsa coscienza del fatto che la pagina scritta ha caratteristiche grafiche.

C'è poi l’aspetto grammaticale: a parte gli errori veri e propri (salti di soggetto, concordanze, ambiguità, uso improprio di tempi e modi del verbo o di congiunzioni e avverbi anche banali, come fortunatamente o infatti), la pecca maggiore è nella incapacità di usare il linguaggio in modo flessibile.

Un'identica struttura di frase finisce col ripetersi all'infinito, sempre la stessa. Ma non basta. Seri guai si annunciano anche sul piano del lessico: è povero, tanto che molti ragazzi non distinguono fra apportare e asportare, installare e instaurare, transizione e transazione.

Al di là delle parole più abituali, c'è un ricorso continuo alle virgolette perché non si trova il termine adatto. Infine, la competenza ideativa: a monte dell'errore più diffuso c'è sostanzialmente la carenza di idee o tesi da esporre e argomentare. Ragion per cui si accumulano periodi a catena senza dare una gerarchia agli argomenti, si divaga, non si conclude.

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